Da "Guida Covolo, Museo dei fossili
e Valle delle Sfingi di Camposilvano" - a cura di
Maurizio Delibori e Attilio Benetti per conto del Centro Turistico
Giovanile, Animatori Culturali ed ambientali "Lessinia"
- Corbiolo di Boscocchiesanuova - Luglio 1995.
Il Covolo di Camposilvano è la più grande cavità
carsica delle Prealpi venete. Si trova a 1220 m s.m., in prossimita
della contrada Covolo di Camposilvano, in comune di Velo Veronese.
In questa grande cavità si possono distinguere un "pozzo
di crollo" ed una "cavema residuale". Il pozzo di
crollo, profondo 83 metri, si è originato in seguito ad un
susseguirsi di crolli verificatosi nella volta di un grandioso salone
che aveva un volume di oltre 250.000 metri cubi. La volta di questo
non crollò completamente, cosicché sotto la parte
immune rimase il vuoto, cioè l'attuale caverna, che nel linguaggio
speleologico si designa con il termine di "caverna residuale".
La conoide di frana che si formò, non solo colmò completamente
la parte del sottostante salone elevandosi anche di alcuni metri
nel pozzo di crollo per eccedenza di materiale, ma, nel suo assestamento
laterale, riempi parzialmente anche la caverna residuale. La formazione
di un salone ipogeo avente un volume come quello del "Covolo",
per quanto possa essere stata favorita da un'intensa azione dinamico-solvente,
richiede sempre un lungo lasso di tempo. La sua genesi dovrebbe
quindi risalire molto probabilmente ai tempi finali del Pliocene,
circa due milioni di anni fa; gli ultimi crolli di una certa entità
si verificarono (datazione paleínologica) allo schiudersi
del Neolitico (4500 a.C.). Per la sua grandiosità così
manifesta in superficie, questo fenomeno carsico ha attratto anche
in passato turisti e naturalisti. Ricordiamo la visita del Vescovo
di Verona Giuseppe Grasser il 26 giugno 1836 e del grande naturalista
veronese Abramo Massalongo che in una sua relazione pubblicata a
Vienna nel 1850 cosi descrive il Covolo:
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"Mette in essa una specie di atrio formato da due grandi pilastri
isolati di calcare ammonitico, con alcune piante di pino sui lati,
che quasi ad arte sembrano ivi regolarmente cresciute a rendeme
più maestoso l'ingresso. Appena entrati per esso non vi ha
chi non rimanga attonito dal vedersi stendere a cerchio dinanzi
agli occhi a guisa di anfiteatro per ben 741 piedi un grosso muro
di strati' calcarei dell'altezza di 113 piedi. Il parterre ingombro
da grossi ammassi parallelepipedi che forse ne costituivano la volta,
è fatto a guisa di conca del diametro di 120 pied.i Esso
è inclinato leggermente al Nord-Est, e sempre piu abbassandosi
mette nel vero ingresso della cavema che è formata da un
arco di 170 piedi di corda sopra 25 circa di saetta. Si entra nella
caverna per un grande declivio fatto a guisa di cono formato da
frammenti angolosi calcarei di varie forme, e di maggior o minor
volume il quale piano superiore dell'anfiteatro al parterre della
cavema misura 207 piedi di altezza".
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In seguito altri naturalisti lo descnssero più ampiamente
e ne effettuarono anche il rilievo topografico. Ma oltre alla sua
imponenza, questa cavità ci offre la possibilità di
poter osservare nel taglio netto delle sue pareti, tre delle piu
importanti formazioni rocciose presenti nei Lessini e cioè,
dal basso verso l'alto, I'"Oolite di San Vigilio" il "Rosso
Ammonitico" ed il "Biancone", un complesso di calcari
che inizia nel Toarciano-Aaleniano, circa 175 milioni di anni fa
e termina nel Neocomiano, circa 85-90 milioni di anni fa. La potenza
di questa pila di strati oltrepassa nella sezione del Covolo i 70
metri ed è completamente visibile nella parete Nord della
caverna ed in quella soprastante del pozzo di crollo.

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